Gestione del rifiuto fotovoltaico non incentivato in Italia: come funziona

La gestione del rifiuto fotovoltaico rappresenta una delle principali sfide che accompagneranno la transizione energetica italiana nei prossimi decenni. La recente Legge di Delegazione Europea 2024 (Legge 13 giugno 2025, n. 91), che recepisce i principi della Direttiva (UE) 2024/884 sui RAEE, apre infatti una riflessione importante sulle modalità di trattamento dei pannelli fotovoltaici giunti a fine vita e sul relativo sistema di finanziamento.

L’espansione della produzione di energia solare, sostenuta dagli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), ha portato negli ultimi anni a una crescita significativa delle installazioni di impianti fotovoltaici. Parallelamente, aumenta anche il numero di moduli destinati alla dismissione, che devono essere correttamente raccolti e trattati come rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

L’aumento dei pannelli fotovoltaici a fine vita

Secondo le stime dello Scenario REF, tra il 2025 e il 2050 circa 140 milioni di pannelli fotovoltaici non incentivati raggiungeranno la fine del proprio ciclo di vita. Si tratta di un incremento estremamente rilevante: dai circa 427 mila moduli dismessi nel 2025 si arriverà a oltre 12 milioni nel 2050.

Anche la quantità di rifiuti generati crescerà in modo significativo, passando da circa 9 mila tonnellate annue a oltre 264 mila tonnellate di RAEE fotovoltaici. Questo scenario richiederà un rafforzamento dell’intera filiera del recupero e del riciclo, coinvolgendo produttori, consorzi, impianti di trattamento e istituzioni.

A influenzare questa crescita non è soltanto l’invecchiamento degli impianti installati negli anni passati, ma anche il crescente ricorso alle attività di revamping e repowering, che accelerano la sostituzione dei moduli con tecnologie più efficienti.

I costi della gestione del rifiuto fotovoltaico

L’incremento dei volumi comporta inevitabilmente un aumento dei costi legati alla raccolta, alla logistica e al trattamento dei pannelli dismessi.

Considerando un costo medio di gestione pari a circa 250 euro per tonnellata, equivalente a circa 5,5 euro per pannello, si stima che tra il 2025 e il 2050 saranno necessari complessivamente circa 762 milioni di euro per garantire una corretta gestione del fine vita dei moduli fotovoltaici.

I costi annuali passeranno da circa 2 milioni di euro nel 2025 a 19 milioni nel 2035, fino a raggiungere 66 milioni di euro nel 2050. Una crescita esponenziale che impone una valutazione attenta della sostenibilità economica del sistema attuale.

Il rischio di incapienza del modello attuale

Oggi la gestione del rifiuto fotovoltaico si basa sul principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Ogni produttore versa un contributo ambientale destinato a coprire i costi futuri di raccolta e trattamento dei pannelli una volta diventati rifiuti.

Le somme raccolte vengono accantonate attraverso strumenti di garanzia, come i trust, per assicurare la disponibilità delle risorse nel momento in cui i moduli raggiungeranno il fine vita.

Tuttavia, il sistema presenta alcune criticità. Il contributo ambientale per i pannelli non incentivati varia generalmente tra 1 e 8 euro per modulo, valori che risultano spesso inferiori ai costi reali di gestione stimati nel lungo periodo.

Questa situazione potrebbe generare un rischio di incapienza delle risorse accantonate, soprattutto se i costi futuri dovessero rimanere elevati o aumentare. Inoltre, qualora alcuni produttori non fossero più presenti sul mercato al momento della dismissione dei pannelli, una parte degli oneri potrebbe ricadere sulla collettività.

Il modello generazionale come alternativa

Per affrontare queste criticità, prende sempre più forza l’ipotesi di adottare un modello generazionale, già utilizzato per altre categorie di RAEE.

In questo sistema, i costi di raccolta e trattamento vengono sostenuti dai produttori attivi sul mercato nell’anno in cui tali costi si manifestano, in proporzione alla quota di mercato detenuta. Non si tratta quindi di accantonare risorse per ogni singolo pannello immesso sul mercato, ma di distribuire la responsabilità tra tutti gli operatori presenti nel settore.

Questo approccio garantirebbe una copertura più efficace dei costi reali, riducendo il rischio di insufficienza delle garanzie e favorendo una maggiore stabilità finanziaria per i consorzi.

Inoltre, l’eliminazione della necessità di immobilizzare ingenti risorse nei trust potrebbe incentivare nuovi investimenti nel settore fotovoltaico, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione.

Un nuovo raggruppamento per i pannelli fotovoltaici

Tra le proposte attualmente in discussione vi è anche la creazione di un raggruppamento dedicato esclusivamente ai pannelli fotovoltaici, identificato come R6, superando l’attuale distinzione tra moduli domestici e professionali.

Una classificazione specifica consentirebbe di monitorare con maggiore precisione i flussi di rifiuti fotovoltaici, migliorando la trasparenza del sistema e la capacità di pianificazione degli operatori.

Verso un’economia circolare del fotovoltaico

La crescita dei volumi di pannelli a fine vita rende indispensabile un’evoluzione del sistema di gestione del rifiuto fotovoltaico. Un modello più efficiente potrebbe ridurre il rischio di smaltimenti illeciti, evitare futuri oneri a carico della finanza pubblica e rafforzare la filiera nazionale del riciclo.

Grazie agli investimenti previsti dal PNRR, l’Italia sta già potenziando la propria capacità impiantistica per il trattamento dei RAEE fotovoltaici. La sfida dei prossimi anni sarà affiancare a queste infrastrutture un modello di finanziamento sostenibile, capace di garantire la piena copertura dei costi e favorire il recupero delle materie prime seconde.

In quest’ottica, la gestione del rifiuto fotovoltaico non rappresenta soltanto un obbligo ambientale, ma anche un’opportunità concreta per sviluppare un’economia circolare più efficiente, resiliente e in grado di sostenere la crescita delle energie rinnovabili nel lungo periodo.

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